Maria Rosa Pantè
con la consulenza scientifica di Guglielmo Veccia
Verità o immaginazione? Verità e immaginazione, Griseldaonline.it
La mia attenzione di lettore è stata subito attirata dal ruolo rilevante dei contenuti scientifici in questo articolo, che richiedevano addirittura un apposito consulente. Mi sono occorse due letture per comprendere che il tema dell’articolo era tutto enucleato nelle prime righe dedicate a Simone Weil. La verità, la corrispondenza tra un evento e la sua descrizione deve fare i conti con l’inganno malizioso della retorica (vengono citati i sofisti), o con il desiderio di lasciarsi andare all’immaginazione (Leopardi, Cervantes, Ariosto). Bisogna quindi rendere giustizia all’amore per la verità, bene sacro alla nostra esistenza di uomini, e alla sua difficile ricerca, che procede a volte per vie alternative.
I poeti ben conoscono il ruolo dell’immaginazione e, quando serve, anche della menzogna. L’autrice cerca invece conforto alla propria argomentazione in una serie di temi cari al dibattito filosofico sui fondamenti della conoscenza che la portano rapidamente a perdersi in territori sconosciuti, nonostante sia ricorsa alla guida di un consulente. Intuisce che la nozione di probabilità potrebbe aiutarla a circoscrivere i casi in cui la certezza di una verità appare traballante, ma preferisce concentrarsi sul principio di indeterminazione e sul teorema di Gödel per argomentare immaginificamente sulle verità che subiscono l’influenza dell’osservatore o peggio sull’astrusa indecidibilità dei rispettivi enunciati. L’articolo si chiude con il riferimento ai numeri immaginari come esempio di uso della fantasia nella ricerca della verità.
Se l’autrice si fosse limitata al rapido excursus da Weil a Machiavelli, passando per Ariosto e Leopardi, il lettore ne avrebbe tratto qualche utile richiamo al pericolo di non vedere verità plateali nascoste sotto una gradevole menzogna. Sceglie invece di scendere in campo in una battaglia epistemologica che richiede armi ben più sofisticate di quelle a sua disposizione e cade così vittima della sua stessa ambizione.
27 gennaio 2010 a 6:28 pm
sono l’autrice senza nessuna ambizione… e quindi non sono vittima.
Il testo infatti non è un saggio filosofico, ma un percorso didattico per studenti e quindi interdisciplinare ove possibile, con spunti diversi e di facile fruibilità da docenti e studenti che possono approfondire il tutto.
Naturalmente so di essere ignorante di matematica e scienza, il consulente infatti mi ha aiutata quanto ha potuto, però non tutti fanno disamine epistemologiche alcuni semplicemente devono insegnare e dare spunti al dibattitto scolastico. Quanto ai numeri immaginari non ho affatto inteso usarli come esempio di uso della fantasia ecc. O scrivo male io o sono stata mal capita e comunque ho citato Musil forse è lui a usare così i numeri immaginari. D’altra parte Musil non era un filosofo, come me….
27 gennaio 2010 a 8:09 pm
Trovo del tutto legittimo che una lettrice avvertita, come è il suo caso, intervenga su temi filosofici così generali, anche se professionalmente frequenta altre discipline. Ed è proprio per questo che mi sono permesso di dissentire dalle sue opinioni e di muoverle delle critiche.
Il tema ‘Verità e immaginazione’, che occupa questo numero di Griseldaonline, può suscitare considerazioni che muovono da punti di vista molto diversi. Ad esempio l’uso della metafora e dei modelli nel discorso scientifico, fin quasi a un qualche tipo di ‘retorica’ della scienza (argomento purtroppo non toccato da nessuno). Oppure considerazioni sulla verità dei mondi possibili del discorso letterario, come è il caso del saggio di Eco pubblicato nello stesso numero di Griseldaonline. Oppure considerazioni epistemologiche come quelle sollevate nel suo scritto. Anche se così diversificati, ognuno di questi temi merita attenzione e quindi anche qualche accesa discussione.
Su Musil, non so, prendo atto di quello che mi dice lei. Certo che l’immaginazione in matematica si manifesta soprattutto nel modo di affrontare e risolvere i problemi e nel modo di presentarli. Solo qualche volta i matematici ricorrono a quelle pesanti strutture deduttive che, fin dai tempi di Euclide, generano il panico tra i normali lettori. Ma questo è un altro discorso, che merita più spazio di un frettoloso blog.